«Per te io curo questi fiori,» – Emily Dickinson

Michael Klein, At Rest, 2008, olio su tela

339

Per te io curo questi fiori,
fulgido assente!
Si fendono le vene di corallo
della mia fucsia – ed io semino e sogno –

I gerani si tingono di chiazze –
umili margherite si frastagliano –
dirada il cactus le spinose punte
per mostrare la gola –

Stilla aromi il garofano
presto colti dall’ape –
un giacinto nascosto
sporge il capo arruffato –
esalano profumi
da fiale così tenui
che ti domandi come li serbassero –

Fiocchi di raso spargono le rose
sferiche sulla ghiaia del giardino –
pure – tu non sei qui –
e vorrei che i miei fiori
non avessero più rossi colori–

Che sia felice il fiore
e il suo signore – assente –
mi dà solo dolore –
in un calice grigio mi rinchiudo –
umilmente – per esser d’ora in poi
la tua margherita –
in lutto di te!

Emily Dickinson

c. 1862

(Traduzione di Silvio Raffo)

da “Tutte le poesie”, “I Meridiani” Mondadori, 1997

Emily Dickinson, Tutte le poesie, “I Meridiani” Mondadori

∗∗∗

339

I tend my flowers for thee –
Bright Absentee!
My Fuchsia’s Coral Seams
Rip – while the Sower – dreams –

Geraniums – tint – and spot–
Low Daisies – dot –
My Cactus – splits her Beard
To show her throat –

Carnations– tip their spice –
And Bees –pick up –
A Hyacinth – I hid –
Puts out a Ruffled Head –
And odors fall
From flasks – so small –
You marvel how they held –

Globe Roses –break their satin glake – 
Upon my Garden floor –
Yet – thou – not there –
I had as lief they bore
No Crimson – more –

Thy flower – be gay –
Her Lord – away!
It ill becometh me –
I’ll dwell in Calyx – Gray –
How modestly – alway –
Thy Daisy –
Draped for thee!

Emily Dickinson

da “The Complete Poems of Emily Dickinson”, Thomas H. Johnson, ed., Boston, Mass.: Little, Brown, and Company, 1929

Poesia – Mark Strand

 

Si intrufola dalla porta di servizio,
di soppiatto oltrepassa la cucina,
il salotto, l’ingresso,
sale le scale ed entra
in camera. Si china
sul mio letto e dice che è venuto
a uccidermi. Il lavoro
lo svolgerà a stadi.

Prima verranno spuntate 
le unghie, poi le dita
dei piedi eccetera fino a che
nulla resti di me.
Stacca un minuscolo attrezzo
dal portachiavi, e attacca.
Sento il Lago dei Cigni dallo stereo
di un vicino e canticchio.

Quanto tempo trascorra,
non so dire. Ma quando torno in me
lo sento dire che è arrivato al collo
e che non è in grado di continuare
perché è stanco. Gli dico
che ha fatto abbastanza,
che dovrebbe rincasare, riposare.
Mi ringrazia e se ne va.

Resto sempre stupefatto
come si accontenta facilmente
certa gente.

Mark Strand

(Traduzione di Damiano Abeni)

da “Dormendo con un occhio aperto”, 1964, in “Il futuro non è più quello di una volta”, minimum fax, Roma, 2006

Mark Strand, Il futuro non è più quello di una volta, minimum fax, Roma

∗∗∗
Poem

He sneaks in the back door,
tiptoes through the kitchen,
the living room, the hall,
climbs the stairs, and enters
the bedroom. He leans
over my bed and says he has come
to kill me. The job
will be done in stages.

First, my toenails
will be clipped, then my toes,
and so on until
nothing is left of me.
He takes a small instrument
from his keychain and begins.
I hear Swan Lake being played
on a neighbor’s hi-fi and start to hum.

How much time passes,
I cannot tell. But when I come to
I hear him say he has reached my neck
and will not be able to continue
because he is tired. I tell him
that he has done enough,
that he should go home and rest.
He thanks me and leaves.

It shall never cease to amaze me
how easily satisfied
some people are.

Mark Strand

da “Sleeping with One Eye Open” (1964), in “Collected Poems”, New York, Alfred A. Knopf/ Random House, 2014

Mark Strand, Collected Poems, New York, Alfred A. Knopf/ Random House (Formato Kindle)
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Hotel Insomnia – Charles Simic

Bill Brandt, London, 1937

 

Mi piaceva quel mio piccolo buco
con la finestra che dava su un muro di mattoni.
Nella stanza vicina c’era un piano.
Un vecchio storpio veniva a suonare
My Blue Heaven
due tre sere al mese.

In genere, però, era tranquillo.
Ogni camera con il suo ragno dal soprabito pesante
che cattura la mosca nella rete
fatta di fumo e cerimonie.
Era così buio laggiù
che non riuscivo a vedermi nello specchio del lavabo.

Di sopra, alle 5 del mattino, scalpiccìo di piedi nudi.
Lo « Zingaro » che legge la fortuna
(ha il negozio all’angolo)
va a pisciare dopo una notte d’amore.
Una volta, persino il singhiozzo di un bambino.
Era così vicino che per un attimo
pensai di singhiozzare io.

Charles Simic

(Traduzione di Andrea Molesini)

da “Hotel Insonnia”, Adelphi, 2002

Charles Simic, Hotel Insonnia, Adelphi

∗∗∗

Hotel Insonnia

I liked my little hole,
Its window facing a brick wall.
Next door there was a piano.
A few evenings a month
A crippled old man came to play
« My Blue Heaven ».

Mostly, though, it was quiet.
Each room with its spider in heavy overcoat
Catching his fly with a web
Of cigarette smoke and revery.
So dark,
I could not see my face in the shaving mirror.

At 5 A.M. the sound of bare feet upstairs.
The « Gypsy » fortuneteller,
Whose storefront is on the corner,
Going to pee after a night of love.
Once, too, the sound of a child sobbing.
So near it was, I thought
For a moment, I was sobbing myself.

Charles Simic

da “Hotel Insomnia”, Harcourt Brace Jovanovich, 1992

Sera – Emanuel Carnevali

Félix Vallotton, Sunset, 1918

 

Tenero e di nuovo giovane, femminile, il cielo della sera estiva arrossisce.
Tondo, lungo e soffice come un braccio avvolto, il cielo della sera sulla povera città che riposa.
Spazi di freddo blu meditano −

porteranno tutta la nostra tristezza, oh spazi di freddo blu.
Oh città, in te visse una volta, oh Manhattan, l’uomo Walt Whitman.
Le nostre mani sono già inutili, forse; ma basteranno per assistere la bellezza,
basteranno a una grande tristezza,
sera estiva, sera estiva che s’addormenta
sul letto purpureo, sopra i teneri fiori del tramonto.
Molte altre sere ho nel cuore − ho amato così tanto, tanto a lungo e così bene − non ricordate assorti spazi di freddo blu?
Vi penserò ancora,
vi penserò ancora se la follia mi siederà accanto passandomi le mani nei capelli.
Un tempo sfioravo religiosamente le cose, un tempo una ragazza mi amò, un tempo passeggiavo a lungo con i giovani sulle Palisades,
una volta piansi e ne valeva la pena.

Emanuel Carnevali

(Settembre 1919)

(Traduzione di Elio Grasso)

da “Ai poeti e altre poesie”, Via del Vento Edizioni, 2012

∗∗∗

Evening

Tender and young again, feminine, sky of the evening of summer is blushing.
Round, long and soft like a draped arm, sky of the evening over the poor city resting.
Spaces of cool blue are musing −
They will hold all our sadness, O spaces of cool blue.
O city, there lived in you once, O Manhattan, a man WALT WHITMAN.
Our hands are wasted already, perhaps; but enough for contribution to Beauty,
Enough for a great sadness, will be,
Evening of summer, evening of summer going to sleep
Over the purple bed, over the light flowers of the sunset.
Many other evenings have I in my hear − I have loved so much, so long and so well − don’t you remember cool blue spaces brooding?
I shall recall you,
I shall recall you if insanity comes and sits down and puts her hands in my hair.
Once I touched things with religion, once a girl loved me, once I used to go hiking with young folks over the Palisades,
Once I cried worthily.

Emanuel Carnevali

da “A Hurried Man”, Paris: Contact Editions/Three Mountains Press, 1925

Poesia di Auburn – Hayden Carruth

Brassaï, The Hands of Léon-Paul Fargue and Louise de Vilmorin, 1935

 

Un libro che leggevo stamattina
di Milan Kundera dice così: “Nell’algebra
dell’amore un figlio è il simbolo della magica

somma di due esseri”. E ora quella figlia
ha trentanove anni; soffre
di un cancro che ci hanno detto incurabile

e le sarà fatale. Sei stata sposata
per trent’anni a un altro uomo, ed io
ho sposato altre tre donne

e convissuto con sei –
una sciagura ma è così, compiuta
e irrevocabile. Siamo vecchi. Tu hai

sessantanove anni ed io settanta. Sarebbe
follia sentimentale dire di scorgere in te,
o tu in me, i lineamenti della nostra

giovinezza in amore. Eppure è vero. La tua voce
soprattutto mi riporta indietro. Siamo qui
perché nostra figlia, concepita a Chicago

in una bella notte d’aprile tanto tempo fa,
è tragicamente vulnerabile. Ci incontriamo angosciati,
in una disperazione muta. Ci incontriamo dopo anni

di separazione e di appena affettuosa
noncuranza. Ma è vero, vero, questa figlia
che è una donna matura, sofferente

con figli propri, è tuttora un simbolo
di quella magica somma che eravamo, e in questa
sventura, senza parole o tocco o sguardo

furtivo, io mi stringo a te, e so
di essere accettato senza parole o tocco o sguardo
furtivo. Questa, così tardi, la crisi delle nostre vite.

Hayden Carruth

(Traduzione di Fiorenza Mormile)

dalla rivista “Poesia”, Anno XXX, Febbraio 2017, N. 323, Crocetti Editore

∗∗∗

Auburn Poem

A book I was reading this morning
by Milan Kundera contains this: “In the algebra
of love a child is the symbol of the magical

sum of two beings.” And now that child
is thirty-nine years old; she is suffering
from a cancer which we are told is incurable

and will become fatal. You have been married
for thirty years to another man, and I
have been married to three other women

and have lived with six whom I did not
marry – a disgrace but there it is, done
and irrevocable. We are old. You are

sixty-nine and I am seventy. It would be
sentimental folly to say I can see in you,
or you in me, the lineaments of our

loving youth. Yet it is true. Your voice
especially takes me back. We are here
because our daughter, whom we conceived

one fine April night in Chicago long ago,
is crucially vulnerable. We meet in agony,
in wordless despair. We meet after years

of separation and mildly affectionate
unconcern. But it’s true, true, this child
who is a mature, afflicted woman

with children of her own, is still a symbol
of that magical sum we were, and in this
wretchedness, without word or touch or hidden

glance, I hold myself out to you, and I know
I am accepted without word or touch or hidden
glance. This, so late, the crisis of our lives.

Hayden Carruth

da “Scrambled Eggs & Whiskey: Poems, 1991-1995”, Copper Canyon Press, 1996

Il nuovo manuale di poesia – Mark Strand

Foto di Chris Felver

for Greg Orr and Greg Simon

  1    Se un uomo capisce una poesia,
                  avrà dei problemi.

  2    Se un uomo vive insieme a una poesia,
                  morirà solo.

  3    Se un uomo vive insieme a due poesie,
                  ne tradirà una.

  4     Se un uomo concepisce una poesia,
                  avrà un figlio in meno.

 5   Se un uomo concepisce due poesie,
                avrà due figli in meno.

 6   Se un uomo si mette in testa una corona quando scrive,
                verrà smascherato.

7   Se un uomo non si mette in testa una corona quando scrive,
               non ingannerà nessuno tranne se stesso.

8    Se un uomo si arrabbia con una poesia,
                verrà deriso dagli uomini.

 9    Se un uomo persiste nell’arrabbiarsi con una poesia,
                 verrà deriso dalle donne.

10    Se un uomo condanna pubblicamente la poesia,
                  le scarpe gli si riempiranno di urina.

11    Se un uomo rinuncia alla poesia per il potere,
                 avrà molto potere.

12    Se un uomo si vanta delle sue poesie,
                  verrà amato dagli stolti.

13    Se un uomo si vanta delle sue poesie e ama gli stolti,
                  non scriverà più.

14    Se un uomo prova un ardente desiderio di attenzione per le sue poesie,
                  sarà come un somaro al chiaro di luna.

15    Se un uomo scrive una poesia e loda una poesia di un collega,
                  avrà un’amante bellissima.

16    Se un uomo scrive una poesia e loda all’eccesso una poesia di un collega,
                  allontanerà da sé l’amante.

17   Se un uomo rivendica la poesia di un altro,
                il suo cuore diverrà grande il doppio.

18    Se un uomo lascia che le sue poesie vadano in giro nude
                 avrà paura della morte.

19    Se un uomo ha paura della morte,
                 verrà salvato dalle sue poesie.

20    Se un uomo non ha paura della morte,
                 le sue poesie forse lo salveranno forse no.

21    Se un uomo finisce una poesia,
                 si immergerà nella scia bianca della propria passione
                e verrà baciato dalla pagina bianca.

Mark Strand

(Traduzione di Damiano Abeni)

da “Il futuro non è più quello di una volta”, minimum fax, Roma, 2006

∗∗∗

THE NEW POETRY HANDBOOK
for Greg Orr and Greg Simon

   1     If a man understands a poem,
               he shall have troubles.
  2    If a man lives with a poem,
               he shall die lonely.
  3    If a man lives with two poems,
               he shall be unfaithful to one.
  4    If a man conceives of a poem,
               he shall have one less child.
  5    If a man conceives of two poems,
               he shall have two children less.
  6    If a man wears a crown on his head as he writes,
               he shall be found out.
  7    If a man wears no crown on his head as he writes,
               he shall deceive no one but himself.
     If a man gets angry at a poem,
               he shall be scorned by men.
  9    If a man continues to be angry at a poem,
               he shall be scorned by women.
10    If a man publicly denounces poetry,
               his shoes will fill with urine.
11    If a man gives up poetry for power,
               he shall have lots of power.
12    If a man brags about his poems,
               he shall be loved by fools.
13    If a man brags about his poems and loves fools,
               he shall write no more.
14    If a man denies his poems pleasure,
               his wit shall wear boots.
15    If a man craves attention because of his poems,
               he shall be like a jackass in moonlight.
16    If a man writes a poem and praises the poem of a fellow,
               he shall have a beautiful mistress.
17    If a man writes a poem and praises the poem of a fellow overly,
               he shall drive his mistress away.
18    If a man claims the poem of another,
               his heart shall double in size.
19    If a man lets his poems go naked,
               he shall fear death.
20    If a man fears death,
               he shall be saved by his poems.
21    If a man does not fear death,
               he may or may not be saved by his poems.
22    If a man finishes a poem,
               he shall bathe in the blank wake of his passion and be kissed by white                                                                                                                                 [ paper.

Mark Strand

da “Darker: poems”, Atheneum, 1970

Francis Turner – Edgar Lee Master

Constant Puyo, Im Schilf, 1903

Constant Puyo, Im Schilf, 1903

 

Io non potevo correre né giocare
quand’ero ragazzo.
Quando fui uomo, potei solo sorseggiare alla coppa,
non bere —
perché la scarlattina mi aveva lasciato il cuore malato.
Eppure giaccio qui
blandito da un segreto che solo Mary conosce:
c’è un giardino di acacie,
di catalpe e di pergole addolcite da viti —
là, in quel pomeriggio di giugno
al fianco di Mary —
mentre la baciavo con l’anima sulle labbra,
l’anima d’improvviso mi fuggí.

Edgar Lee Master

(Traduzione di Fernanda Pivano)

da “Spoon River Anthology”, Einaudi Editore, 1943

***

Francis Turner

I could not run or play
In boyhood.
In manhood I could only sip the cup,
Not drink —
For scarlet-fever left my heart diseased.
Yet I lie here
Soothed by a secret none but Mary knows:
There is a garden of acacia,
Catalpa trees, and arbors sweet with vines —
There on that afternoon in June
By Mary’s side —
Kissing her with my soul upon my lips
It suddenly took flight.

Edgar Lee Masters

da “Spoon River Anthology”, Mc Millan Company, New York, 1916