Falsa identità – Fernanda Romagnoli

Édouard Boubat, Paris, 1970 (dettaglio)

 

Prima o dopo qualcuno lo scopre:
io sono già morta
da viva. È di donna straniera
la faccia fra i capelli in giù sporta
che sùbito si ritira,
l’ombra che dietro le tende
s’aggira di sera,
il passo che viene alla porta
e non apre. Suo il canto
che intriga i vicini coprendo
i miei gridi sepolti. Qualcuno
prima o dopo lo scopre. Ma intanto…
Lei a proclamarsi non esita,
lei mostra il mio biglietto da visita.
Io nel buio, in catene, a un palmo
da voi di distanza, sul muro
graffio questa riga contorta:
testimonianza che mio
era il nome alla porta, ma il corpo
non ero io.

 Fernanda Romagnoli

 da “Il tredicesimo invitato”, Garzanti, Milano, 1980

Fernanda Romagnoli, Il tredicesimo invitato, Garzanti, 1980

Motel California – Andrea Galgano

Edward Hopper, Hotel Room, 1931

 

La chiara notte delle blue highways
ha suono di gomma
semiassi che annunciano i bui temporali
biglie di sapone e asciugamani pellegrini

la deriva degli stati
è metallo inabitabile
una targa che copia il Missouri
una banda di inverni inversi e saluti
la radio che spolvera il vento

il motel sulla Interstate
segue la tersura delle stelle-lupo
attende un amico di una notte senza sogni
la ragazza bionda con gli stivali bianchi
e le gambe nude
è un bacio in linea retta
e promessa di risveglio vaporato di luce nera
per un lavoro sporco

sussurrare la vita
come flettere il deserto
verso la città serpente
per abbandonare i nimbi sdraiati
e aspettare l’aurora regale del cuore coguaro
infilata nella lenza delle piogge
di sole debole
trasparire poi come cuore mogano
per reclinare il vago rosso
dei tramonti andati, della fatale benzina
della paura vacua del sonno
con un cappello fino ai denti
nel viso braccato e stanco
di tenerezze d’aria.

Andrea Galgano

da “Downtown”, Aracne editrice, 2015

Andrea Galgano, Downtown, Aracne editrice, 2015

«Mi nasconda la notte e il dolce vento.» – Sandro Penna

Charles Warren Eaton, Chiaro di luna a Bruges, 1910

Charles Warren Eaton, Chiaro di luna a Bruges, 1910

 

Mi nasconda la notte e il dolce vento.
Da casa mia cacciato e a te venuto
mio romantico amico fiume lento.

Guardo il cielo e le nuvole e le luci
degli uomini laggiù così lontani
sempre da me. Ed io non so chi voglio
amare ormai se non il mio dolore.

La luna si nasconde e poi riappare
– lenta vicenda inutilmente mossa
sovra il mio capo stanco di guardare.

Sandro Penna

da “Poesie (1927-1938)”, in “Sandro Penna, Poesie”, Garzanti, 1989

Sandro Penna, Poesie, prose e diari, “I Meridiani” Mondadori, 2017
Sandro Penna, Poesie, “Gli elefanti” Garzanti, 1989

Non so come – Mario Luzi

Emil Otto Hoppé, Seated Woman in Profile, 1928

Emil Otto Hoppé, Seated Woman in Profile, 1928

 

Nella nebbia di quella che tu fosti
dentro cieli improvvisi alta, friabile,
coronata di piogge, unta di lacrime,
risonante di echi, non so come…

Nel chiarore di quella che sei oggi,
o equanime, o discosta, non so come
le passioni desistono, precipita
il vento della mia vita in un turbine.

Mario Luzi

1941

da “Un brindisi”, Sansoni, Firenze, 1946

Mario Luzi, Poesie, “I grandi libri” Garzanti
Mario Luzi, L’opera poetica, “I Meridiani” Mondadori
Mario Luzi, Un brindisi, Sansoni

«Grazie per la parola» – Roberto Carifi

Foto di Paul Apal’kin

 

Grazie per la parola
che ancora accendi nel mio cuore,
per quel raggio che dal bene
hai ricevuto in dono
e che nel mio abbandono
lasci che nasca
come fosse grano in un deserto,
per quella tua bellezza,
per l’orma divina del tuo sguardo,
per quella tua dolcezza che vorrei baciare
come si bacia l’innocenza,
inginocchiato davanti alla tua anima
quando una lieve ombra
la lascia affiorare sulla carne,
per quello che chiami il tuo peccato,
per il tremore che turba la tua voce
quando mi dici l’indicibile
e lasci l’impronta dell’amore
in questo cuore arato.

Roberto Carifi

da “Amore d’autunno”, Guanda Editore, 1998

Roberto Carifi, Nel ferro dei balocchi. Poesie 1983-2000, Crocetti

Aria di casa – Paola Loreto

Ferdinando Scianna, senza titolo, senza data, Galleria civica di Modena, fondo Franco Fontana.

Ferdinando Scianna, senza titolo, senza data, Galleria civica di Modena, fondo Franco Fontana.

 

Ho lasciato mi venisse vicino
un uomo. Volevo una cucina
nuova alla quale affezionarmi.
Un odore a cui tornare, sempre.
Un luogo a cui legare il corpo
ogni momento con un filo che
mi esce dalla bocca: mentre penso,
mentre mangio, se cammino e non m’accorgo.
Quando guardo un altro e lo trovo carino,
ammiro un monte e il suo alto profilo.
Qualcosa che mi faccia male dentro
se mi allontano: da stare attenti,
non tirare troppo la corda,
sennò si strappa.

Paola Loreto

da “La memoria del corpo”, Crocetti Editore, 2007

Paola Loreto, La memoria del corpo, Crocetti

«Addosso al viso mi cadono le notti» – Patrizia Cavalli

Galina Kurlat, Inherent Traits, 2011

 

Addosso al viso mi cadono le notti
e anche i giorni mi cadono sul viso.
Io li vedo come si accavallano
formando geografie disordinate:
il loro peso non è sempre uguale,
a volte cadono dall’alto e fanno buche,
altre volte si appoggiano soltanto
lasciando un ricordo un po’ in penombra.
Geometra perito io li misuro
li conto e li divido
in anni e stagioni, in mesi e settimane.
Ma veramente aspetto
in segretezza di distrarmi
nella confusione perdere i calcoli,
uscire di prigione
ricevere la grazia di una nuova faccia.

Patrizia Cavalli

da “Il cielo”, in “Patrizia Cavalli, Poesie (1974-1992)”, Einaudi, Torino, 1992

Patrizia Cavalli, Poesie (1974-1992), “Collezione di poesia” Einaudi