«Fiaccata dai tuoi lunghi sguardi» – Anna Andreevna Achmatova

Foto di Josephine Cardin

 

Fiaccata dai tuoi lunghi sguardi,
io stessa ho appreso a far soffrire.
Creata da una tua costola,
come posso non amarti?

Esserti tenera sorella
è il legato di un fato antico,
ed io sono diventata l’astuta, avida,
dolcissima tua schiava.

Ma quando, mite, mi abbandono
sul tuo petto piú bianco della neve,
come esulta e si fa saggio il tuo cuore,
sole della mia patria!

Anna Andreevna Achmatova 

1921

(Traduzione di Michele Colucci)

da “La corsa del tempo”, Einaudi, Torino, 1992

Anna  Achmatova, La corsa del tempo, “Collezione di poesia” Einaudi

***

Долгим взглядом твоим истомленная,
И сама научилась томить.
Из ребра твоего сотворенная,
Как могу я тебя не любить?

Быть твоею сестрою отрадною
Мне завещано древней судьбой,
А я стала лукавой и жадною
И сладчайшей твоею рабой.

Но когда замираю, смиренная.
На груди твоей снега белей,
Как ликует твое умудренное
Сердце – солнце отчизны моей!

Анна Андреевна Ахматова

Atlante – Margherita Guidacci

Man Ray, Lee Miller’s Neck, from the series Anatomy, 1929

Man Ray, Lee Miller’s Neck, from the series Anatomy, 1929

 

Davanti a te la mia anima è aperta
come un atlante: puoi seguire con un dito
dal monte al mare azzurre vene di fiumi,
numerare città,
traversare deserti.

Ma dai miei fiumi nessuna piena ti minaccia,
le mie città non ti assordano con il loro clamore,
il mio deserto non è la tua solitudine.
E dunque cosa conosci?

Se prendi la penna, puoi chiudere in un cerchio esattissimo
un piccolo luogo montano, dire: «Qui fu la battaglia,
queste sono le sue silenziose Termopili.»

Ma tu non sentisti la morte distruggere la mia parte regale,
né salisti furtivo
col mio intimo Efialte per un tortuoso sentiero.
E dunque cosa conosci?

Margherita Guidacci

da “Neurosuite”, Neri Pozza, Vicenza, 1970

Hotel Insomnia – Charles Simic

Bill Brandt, London, 1937

 

Mi piaceva quel mio piccolo buco
con la finestra che dava su un muro di mattoni.
Nella stanza vicina c’era un piano.
Un vecchio storpio veniva a suonare
My Blue Heaven
due tre sere al mese.

In genere, però, era tranquillo.
Ogni camera con il suo ragno dal soprabito pesante
che cattura la mosca nella rete
fatta di fumo e cerimonie.
Era così buio laggiù
che non riuscivo a vedermi nello specchio del lavabo.

Di sopra, alle 5 del mattino, scalpiccìo di piedi nudi.
Lo « Zingaro » che legge la fortuna
(ha il negozio all’angolo)
va a pisciare dopo una notte d’amore.
Una volta, persino il singhiozzo di un bambino.
Era così vicino che per un attimo
pensai di singhiozzare io.

Charles Simic

(Traduzione di Andrea Molesini)

da “Hotel Insonnia”, Adelphi, 2002

Charles Simic, Hotel Insonnia, Adelphi

∗∗∗

Hotel Insonnia

I liked my little hole,
Its window facing a brick wall.
Next door there was a piano.
A few evenings a month
A crippled old man came to play
« My Blue Heaven ».

Mostly, though, it was quiet.
Each room with its spider in heavy overcoat
Catching his fly with a web
Of cigarette smoke and revery.
So dark,
I could not see my face in the shaving mirror.

At 5 A.M. the sound of bare feet upstairs.
The « Gypsy » fortuneteller,
Whose storefront is on the corner,
Going to pee after a night of love.
Once, too, the sound of a child sobbing.
So near it was, I thought
For a moment, I was sobbing myself.

Charles Simic

da “Hotel Insomnia”, Harcourt Brace Jovanovich, 1992

Nel mese di maggio – Pierluigi Cappello

Foto di Maria Cecilia Camozzi

Foto di Maria Cecilia Camozzi

 

Dal mio giardino si vedono cosí e non si possono spiegare
l’accordo dell’azzurro rarefatto e quello del verde
che sale e si fa spazio in certe mattine di maggio
quando il calore viene sulle braccia scoperte
e tocca il tendine d’azzurro e il tendine di verde
che credevamo spenti, nella nostra testa di oggi,
tanti anni fa. In mattine cosí, la terra si piega
e si anima in cose inanimate come i sassi
nel brulichìo nascosto dalle foglie, nel nostro
essere muti e felici di non avere un nome.

Forse daremo un nome a questa luce sugli occhi,
alla rondine scolpita dall’aria mentre passa,
all’ombra durata un battito sulle nostre mani;
forse saremo infanzia e chiuderemo il pericolo
nel nome del pericolo e allontaneremo le nostre spalle
dalla città abbagliata e splenderanno amate dal caso
e dal vento le nostre impronte quando qualcuno chiuderà
il cancello dietro a noi, e ci guarderà partire.

Pierluigi Cappello

da “Mandate a dire all’imperatore”, Crocetti Editore, 2010

Pierluigi Cappello, Mandate a dire all’imperatore, Crocetti

Sonetto [V] – Mahmūd Darwīsh

Foto di Noell S. Oszvald

 

Ti sfioro come il violino i sobborghi lontani.
Lentamente il fiume rivendica ciò che gli spetta di pioggerella
e piano piano si avvicina un domani che passa attraverso il poema.
Porto la terra lontana ed essa mi porta sulle vie del viaggio.

Sulla cavalla delle tue inclinazioni la mia anima tesse
un cielo naturale con le tue ombre, filo dopo filo.
Sono nato dai tuoi atti sulla terra, nato dalle mie ferite
quando accendono i fiori di melograno nei tuoi giardini chiusi.

Dal gelsomino scorre il sangue bianco della notte. Il tuo profumo
è la mia debolezza e il tuo segreto mi perseguita come il morso di un serpente. I tuoi capelli,
tenda di vento dai colori autunnali. Cammino con le parole
fino alle ultime parole dette dal beduino a due coppie di colombe.

Ti tocco come il violino la seta del tempo remoto.
E intorno a me, a te, cresce l’erba di un luogo antico
e nuovo.

Mahmūd Darwīsh

(Traduzione di Chirine Haidar)

da “Il letto della straniera”, Epoché, 2009

«Buio contro buio» – Antonio Porta

Foto di Rui Veiga

 

Buio contro buio
la scrittura come un lume lontano
o invece si apre al presente
e respiro di nuovo
e ho voglia di anticanto
poesia dell’antimateria.

Antonio Porta

Nuovo diario, 1986

da “Yellow”, “Lo Specchio” Mondadori, 2002

Antonio Porta, Yellow, “Lo Specchio” Mondadori

«Tu prodiga sei di parole dolci» – Afanasij Afanas’evic Fet

Foto di Edward Steichen

 

Tu prodiga sei di parole dolci,
Ma nel cuore non mi mandi un gioioso saluto
E in segreto pensi: stramba, spietata è
       L’anima fredda del poeta.

Anch’io aspetto; aspetto, se impossibile sia vincere
La tua freddezza, scorgere un attimo di complicità,
Che negli occhi tuoi, enigmatici come la notte,
        Si mettano a fremere stelle di felicità.

Aspetto, le aspetto; per il sognatore nella notte
Non ritrovare il chiaro è più propizio e magico,
E so che i raggi loro si poseranno luccicanti
        Su me con fremito e col canto.

Afanasij Afanas’evic Fet

1854

(Traduzione di Pia Dusi)

da “Il Richiamo della poesia”, Marco Serra Tarantola Editore, 2012

Afanasij Afanas’evic Fet, Il Richiamo della poesia, Editore Serra Tarantola

∗∗∗

«Ты расточительна на милые слова»

Ты расточительна на милые слова,
А в сердце мне не шлёшь отрадного привета
И втайне думаешь: причудлива, чёрства
        Душа суровая поэта.

Я тоже жду; я жду, нельзя ли превозмочь
Твоей холодности, подметить миг участья,
Чтобы в глазах твоих, загадочных как ночь,
        Затрепетали звёзды счастья.

Я жду, я жажду их; мечтателю в ночи
Сиянья не встречать пышнее и прелестней,
И знаю – низойдут их яркие лучи
        Ко мне и трепетом, и песней.

Афанасий Афанасьевич Фет

1854

da “Стихотворения и поэмы”, 1986